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   Group: MemberPosts: 68 Location: Alzate Brianza (CO) Status:  | |
| RAPPORTO SUL JUDO-ADATTATO Si intende per judo-adattato la pratica dei disabili. Ma, mentre l'handicap fisico ha dei limiti in se stesso, c'è una difficoltà psicologica nell'handicap mentale. La prima considerazione riguarda le differenti casistiche, riassunte in: -down e ritardati -caratteriali -psichiatrici
che vanno tenute separate finché i soggetti non hanno raggiunto un buon livello di integrazione (e di rispetto dell'altro). Da cui deriva che la pratica deve mirare all'integrazione, non alla vittoria in Campionato.
D'altro canto il judo-adattato può essere la disciplina-pilota per sviluppare lo sport-adattato ... che rientra nella visione generale di sport-educazione, a cui è interessata l'Unione Europea e il mondo intero (O.N.U. – 2005, Anno Mondiale dell'Educazione attraverso lo Sport).
L'Europa si chiede:
"Perché l'organizzazione dei non-vedenti ha creato le Paralimpiadi per i disabili, ma il Comitato Olimpico Internazionale (I.O.C.) non organizza Campionati Continentali e Mondiali?"
E le Federazioni sportive discutono i regolamenti dei Campionati per disabili mettendo fisici e mentali sullo stesso piano emotivo.
Ma ... se l'ideale olimpico e il Campionato sono alla portata dei disabili fisici, quelli mentali traggono benefici da tornei minori, aperti a tutti, davanti a un pubblico di amici e conoscenti. Prendono sicurezza da semplici dimostrazioni. Per loro una breve trasferta, una notte fuori, è già avventura. Non serve portarli in giro per il Mondo, finché non sono integrati ai normodotati.
Non sopporterebbero il duro allenamento, la "campionite", la celebrità, il doping.
L'insegnante li porta a conquistare i piccoli aspetti del quotidiano; tutti ne guadagnano, ma pochi arrivano a integrarsi quasi alla pari.
A coronare la progressione in palestra c'è la gara amichevole con i normodotati: disabili con un vantaggio (di grado, di peso, o di età); normodotati che accettano di "magari perdere".
Oltretutto, dando interesse e notorietà al campionato alcuni normodotati barerebbero per iscriversi (già avviene, pur di viaggiare a sbafo e arraffare un premio). Chi dichiara che quello è disabile? Lo zio medico?
E come li facciamo gareggiare? I down e i ritardati mentali, con i caratteriali? con gli psichiatrici?
Sarebbe bene non mescolarli, finché non sono formati al "rispetto dell'altro".
Ma il rispetto dell'altro tende a scomparire in un Campionato del Mondo! Se la gara è amichevole, il fair-play è facile, se la gara è ufficiale la tensione provoca litigi e reclami.
Non dobbiamo essere superficiali. L'ideale olimpico può interessare molti disabili fisici, ma pochi mentali: quelli giunti a livello di integrazione.
Occorre un'Agenzia di sport-educazione, non smaccatamente agonistica e insegnanti accettati (dai disabili), dedicati e preparati al lavoro di base. Poi qualcuno potrà anche disputare un Campionato del Mondo (in cui vincerà il meno down, il meno disabile, o uno che bara).
E chi deve occuparsi del judo (e dell'attività motoria) dei disabili mentali?
Il Ministero delle Politiche Sociali. Chi altro mai?
Ci serve un Congresso, e un aiuto medico per definire le regole del gioco, ci serve un accredito sociale per presentarci alle ASL, ai CSE, alle Comunità, ai medici, agli psichiatri, ai professori … Per fare onore all'Italia.
Vogliamo discutere:
- come formare istruttori che portino i disabili a livello di integrazione;
- come responsabilizzarli perché in palestra, in dimostrazione e in torneo si miri ai valori morali e sociali, non al campione;
- la definizione di disabilità mentale nelle sue categorie;
- lo spirito e i regolamenti della gara.
Vogliamo ottenere:
- il patrocinio del Ministero delle Politiche Sociali;
- l'attenzione del Ministero Istruzione, Università e Ricerca;
- una presentazione per portare la proposta italiana all' Unione Europea.tratto da: sportmedicina |
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